DISTRETTI
INDUSTRIALI ITALIANI

Newsletter VI° - Gennaio 2014

 

EDITORIALE

Questo è un numero speciale della newsletter, che raccoglie le interviste ai presidenti di Unionfiliere, dei sei Comitati di filiera (Agroindustria, Abitare sostenibile, Moda, Nautica, Oro e Meccanica), e al presidente della Federazione dei Distretti. Nelle interviste i presidenti tracciano un bilancio delle attività passate e presentano i progetti per il nuovo anno. Buona lettura!

INTERVISTA AL NUOVO PRESIDENTE DI UNIONFILIERE, LUCA GIUSTI

INTERVISTA A BRUNO AMOROSO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA MODA

Presidente Amoroso, quale è il bilancio del progetto “TFashion – Traceability & Fashion” fino ad oggi? Quante aziende in Italia hanno già puntato sulla tracciabilità volontaria?
Credo di poter dire che la scommessa che avevamo fatto nel 2009, lanciando il progetto “TFashion – Traceability & Fashion”, è stata vinta. [...]

INTERVISTA A GIUSEPPE CORRADO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA ORO

Presidente Corrado, può tracciare un bilancio dell’attività del Comitato di filiera da lei presieduto, in questo anno?
Nel corso del 2013 l’attività del Comitato Filiera Oro è stata incentrata sull’implementazione, promozione e diffusione, tra le imprese manifatturiere della filiera, di TFashion, il sistema di tracciabilità volontario delle Camere di Commercio italiane. [...]

INTERVISTA A VINCENZO ZOTTOLA, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA NAUTICA

Presidente Zottola qual è la sua visione del settore della nautica in Italia oggi?
Il settore nautico in Italia ha il suo fulcro nella cantieristica, che rappresenta una delle grandi virtù dell’industria italiana, grazie ad una eccezionale capacità di costruire. Inoltre il design italiano, che voglio ricordarlo, è apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo, ne rappresenta spesso un plus di estrema originalità. [...]

INTERVISTA A ROBERTO HELG, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA MECCANICA

Presidente Helg, come descriverebbe il settore della meccanica italiana?
La Meccanica è uno dei settori di punta del Made in Italy, sia dal punto di vista quantitativo sia per il ruolo strategico che svolge e la specializzazione da cui è caratterizzato. [...]

INTERVISTA A GIORGIO MENCARONI, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELL’EDILIZIA E DELL’ABITARE SOSTENIBILE

Presidente Mencaroni, qual è la sua visione del settore dell’edilizia in Italia oggi?
Il settore dell’edilizia in Italia in questo momento ha come comparto trainante il mercato delle riqualificazioni, che con una crescita del 12,6%, in controtendenza con la compressione dell’intero comparto, domina l’intero settore. [...]

INTERVISTA A GUIDO ARZANO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELL’AGROINDUSTRIA AD ALTA QUALITà AMBIENTALE

Presidente Arzano, quali sono le caratteristiche del settore dell’Agroindustria ad Alta Qualità Ambientale, e quali le prime azioni intraprese dal Comitato?
Il Comitato della Filiera dell’Agroindustria ad Alta Qualità Ambientale è, insieme a quello della Meccanica, il più giovane di Unionfiliere. [...]

INTERVISTA A VALTER TARANZANO, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DEI DISTRETTI ITALIANI
Presidente Taranzano, come considera il rapporto di collaborazione in corso tra la Federazione dei distretti di cui è a capo ed Unionfiliere?
Quasi un anno e mezzo fa abbiamo firmato un accordo con Unionfiliere che ha avviato un percorso che porterà la Federazione a confluire in Unionfiliere. [...]

 

 

INTERVISTA AL NUOVO PRESIDENTE DI UNIONFILIERE, LUCA GIUSTI

E’ Luca Giusti, 57 anni, presidente della Camera di Commercio di Prato, il nuovo presidente di Unionfiliere, l’Associazione delle Camere di Commercio per la valorizzazione delle filiere e dei distretti del made in Italy.

Eletto lo scorso 29 ottobre, il nuovo presidente ha espresso la volontà di proseguire sulla strada intrapresa dal suo predecessore Giovanni Tricca, certo di poter contare sul sostegno di tutte le Camere associate.

Gli abbiamo rivolto alcune domande sullo stato attuale dell’associazione, e sui progetti futuri.

Presidente Giusti, lei arriva ai vertici di Unionfiliere a due anni dalla sua costituzione. Può tracciare un bilancio dell’attività dell’associazione, in particolar modo dei risultati dell’ultimo anno?

Il 2013 è stato un anno di crescita per Unionfiliere.

Oltre ai Comitati dell’oro e della moda, sono stati costituiti quelli dell’edilizia e dell’abitare sostenibile, della nautica, della meccanica e dell’agroindustria.

Si è inoltre rafforzata la collaborazione con i distretti ed ampliato il numero delle imprese coinvolte nei progetti.

Gli obiettivi strategici alla base della costituzione di Unionfiliere sono stati confermati: promuovere, in tema di politiche di sviluppo delle piccole e medie imprese, un approccio progettuale teso a sviluppare una cultura di filiera, con iniziative che prevedano il coinvolgimento di tutti i diversi attori lungo l’intera catena del valore.

D’altra parte, la sfida della competitività richiede investimenti così consistenti che solo imprese strutturate possono sostenere; in questo contesto, o l’impresa cresce in dimensione o impara a collaborare, strutturalmente, con gli altri attori della filiera.

Per questo motivo le Camere di Commercio, con Unionfiliere, hanno scelto di favorire progetti di filiera che, per loro natura, presuppongono alleanze e collaborazioni tra sistemi: istituzionali, camerali, associativi, sindacali.

Così operando, Unionfiliere è diventata un luogo dove si lavora progettando il futuro, condividendo modelli di sviluppo che possano essere di supporto a imprese che devono trasformarsi e reinventarsi per poter operare in un mercato sempre più complesso e globalizzato.

“Serve un’idea di futuro, una missione condivisa che mobiliti energie e talenti per cogliere sfide e opportunità della nuova economia globale” ha detto recentemente il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, durante la presentazione del Rapporto GreenItaly 2013. Questa è in un certo senso anche la mission di Unionfiliere? In che termini?

Assolutamente sì. In Unionfiliere non solo si condivide totalmente tale idea, ma si lavora concretamente, giorno per giorno, per tradurre quella sfida in azioni concrete utili alle imprese nel loro agire quotidiano. In particolare Unionfiliere è impegnata nello sviluppo di iniziative indirizzate a quelle filiere per le quali è già stato costituito il relativo Comitato: oro, moda, edilizia e abitare sostenibile, nautica, meccanica, agroindustria. Iniziative che vengono poi tradotte in strumenti condivisi e trasferiti, attraverso la rete delle Camere di Commercio, alle imprese. L’adozione di strumenti omogenei, e quindi di sistema, non mortifica le specificità territoriali; anzi, nella pur necessaria unitarietà di azione, vengono messe in risalto quelle peculiarità che costituiscono un innegabile fattore di successo dei prodotti made in Italy.

Un tema strategico, sempre più attuale, è legato al concetto di sviluppo sostenibile, inteso sia in termini ambientali, che economici e sociali. Qual è la posizione di Unionfiliere su questo argomento?

Filiere e sviluppo sostenibile rappresentano un binomio ineludibile per l’impresa del futuro, per quell’impresa cioè che ha accettato la sfida del cambiamento e modificato il proprio approccio passando dalla cultura del fare alla cultura di impresa.

I nuovi modelli di sviluppo, ed i relativi progetti in continua sperimentazione, sono, quindi, elaborati da Unionfliere per quelle imprese che tutti i Comitati di filiera hanno deciso di identificare con l’acronimo TF cioè imprese attente ai valori dell’appartenenza (Territorio e Filiera), dell’identità (Tradizione e Futuro), delle relazioni (Trasparenza e Fiducia).

Riqualificazione delle filiere e loro promozione nei mercati interno e internazionali: così può essere sintetizzata la strategia di Unionfiliere per la valorizzazione del made in Italy.

Quali saranno le strategie per il 2014 di Unionfiliere? Avete già fissato degli obiettivi?

A due anni dalla costituzione dell’associazione, può considerarsi conclusa una prima fase di “start up”. Parte ora una seconda fase all’insegna del consolidamento e dello sviluppo delle attività di Unionfiliere, che dovrà diventare un riferimento sempre più attivo e presente in ambito nazionale.

Oltre a svolgere la propria quotidiana attività a favore delle filiere rappresentate e ad implementare i progetti in fase di realizzazione, Unionfiliere, nel corso del 2014, si propone di consolidare ulteriormente i rapporti con il sistema delle Camere di Commercio, e di allargare la propria base associativa, allo scopo di facilitare ulteriormente l’avvio di nuove collaborazioni con altri soggetti, pubblici e privati.

 

INTERVISTA A BRUNO AMOROSO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA MODA

Il progetto “TFashion – Traceability & Fashion”, promosso da Unioncamere–Unionfiliere è nato nel 2009 con l’obiettivo di garantire ai consumatori la massima trasparenza nella catena di produzione del tessile e valorizzare i prodotti di abbigliamento italiani. Qual è il bilancio dell’iniziativa fino ad oggi? Quante aziende in Italia hanno già puntato sulla tracciabilità volontaria?

Credo di poter dire che la scommessa che avevamo fatto nel 2009, lanciando il progetto “TFashion – Traceability & Fashion”, è stata vinta. Il bilancio è estremamente positivo, specie se consideriamo il difficile momento economico in cui l’iniziativa ha visto la luce. Infatti, nonostante le imprese siano impegnate, in primo luogo, a fronteggiare la crisi, TFashion è stata accolta con estremo favore. Segno evidente che sta crescendo tra gli operatori la consapevolezza che un’informazione completa e trasparente verso il consumatore costituisce un fattore premiante. Al momento sono oltre 230 le imprese che hanno ottenuto la certificazione TFashion: questo significa che, essendo previste verifiche anche presso i fornitori ed i contoterzisti, sono state verificate oltre 1.200 aziende.

Questa etichetta di qualità rappresenta per il tessile e l’abbigliamento italiani un valore aggiunto sui mercati internazionali? Quali sono i mercati più sensibili a questo sistema di tracciabilità? In quali paesi stranieri è stato presentato il progetto “TFashion – Traceability & Fashion”?

In un mercato sempre più complesso e globalizzato, con una sempre maggiore consapevolezza del consumatore, la possibilità per un’impresa di far certificare da un ente terzo, come sono per definizione le Camere di Commercio italiane, l’origine delle diverse fasi del processo produttivo, costituisce senza dubbio un “plus” molto apprezzato all’estero, forse ancor più che nel nostro Paese. A testimonianza di ciò vi sono le numerose richieste di traduzione dell’etichetta TFashion in inglese, giapponese, tedesco, cinese, ecc. ecc., nonché il successo delle diverse iniziative di presentazione e promozione del progetto, realizzate grazie anche all’impegno di Unioncamere e delle Camere di Commercio all’estero. In particolare desidero ricordare le conferenze stampa tenute a Berlino, Mosca, New York e le missioni di operatori e opinion leader stranieri in Italia per incontrare le imprese di quello che mi piace chiamare il ”sistema TFashion“.

Basterà ”TFashion – Traceability & Fashion” a contrastare la contraffazione e l’Italian Sounding anche nel tessile e nell’abbigliamento? Servirebbero altre azioni?

Certamente l’iniziativa TFashion da sola non basterà ad arginare i fenomeni ricordati, ma certamente, garantendo al consumatore una informazione esaustiva e chiara, offre alle imprese un ulteriore, valido strumento per contrastare questa concorrenza sleale. Ritengo che anche la proposta di regolamento comunitario che prevede l’obbligatorietà dell’indicazione di origine dei prodotti, attualmente all’esame del Parlamento e del Consiglio europei, vada in questa direzione e, pertanto, mi auguro possa venir approvata in tempi brevi. Ciò nonostante rimane di primaria importanza l’azione anti–contraffazione e contro l’abusivismo commerciale portata avanti dai competenti organi dello Stato e dalle forze dell’ordine. Proprio per questo, Unionfiliere e l’intero sistema camerale collaborano attivamente con la Direzione Generale per la lotta alla contraffazione del Ministero dello Sviluppo Economico.

In generale, per quanto riguarda il Comitato Moda di Unionfiliere, quali ulteriori iniziative state portando avanti per valorizzare il made in Italy del fashion?

L’iniziativa TFashion è centrale nell’attività del Comitato Moda di Unionfiliere. Oltre ad una sua ulteriore diffusione tra le imprese, il Comitato sarà impegnato nella promozione del progetto sia sul mercato interno che internazionale oltre che nel rafforzamento della community delle imprese tracciate TFashion. A tal fine, sono state individuate 3 aree di intervento: quella della comunicazione, cioè la progettazione e realizzazione di materiale multimediale divulgativo avendo come riferimento target diversi (aziende, Camere di Commercio, Istituzioni, media, consumer e stakeholder) e l’utilizzo degli strumenti offerti da internet (portale TFashion, social network, ecc.); quella delle aziende, ovvero quelle attività rivolte alle imprese sia per diffondere il valore della certificazione TFashion sia per fidelizzare le aziende certificate offrendo supporto e valorizzando il concetto di “community”; e, infine, quella dei progetti, cioè la creazione di sinergie con diversi attori operativi a livello locale o nazionale, la promozione del valore della certificazione su specifici target di aziende e l’interazione con soggetti diversi del settore Fashion mediante la partecipazione ad iniziative e/o progetti.

 

INTERVISTA A GIUSEPPE CORRADO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA ORO

Presidente Corrado, può tracciare un bilancio dell’attività del Comitato di filiera da lei presieduto, in questo anno?

Nel corso del 2013 l’attività del Comitato filiera Oro è stata incentrata sull’implementazione, promozione e diffusione, tra le imprese manifatturiere della filiera, di TFashion, il sistema di tracciabilità volontario delle Camere di Commercio italiane. L’iniziativa, studiata originariamente per le aziende della moda (tessile/abbigliamento, calzature, pelletteria e pellicceria), è stata estesa, nel 2012, anche al settore dei metalli preziosi, ricevendo un immediato, positivo riscontro da parte degli operatori. Ormai sono, infatti, ben 60 le imprese che hanno già concluso l’iter di certificazione, con una naturale concentrazione nei principali distretti orafi (in particolare Arezzo e Vicenza).

Nelle attività effettuate nel 2013 il Comitato di filiera ha anche operato in un’ottica di internazionalizzazione?

Sicuramente. L’attività di promozione di TFashion, specie nei mercati internazionali, ha avuto un ampio spazio anche quest’anno: in particolare mediante i progetti presentati da numerose Camere di Commercio all’Estero e realizzati con il contributo di Unioncamere attraverso il fondo intercamerale.

Sempre in un’ottica di apertura ai mercati internazionali abbiamo iniziato lo studio delle modalità per ampliare il sistema di tracciabilità, nello specifico per fornire evidenza alla caratteristiche dei manufatti orafo–gioiellieri relative alla salubrità degli stessi e alla provenienza dei metalli preziosi lavorati. Ciò per dar risposta non solo alla crescente domanda di informazioni da parte dei consumatori (italiani e stranieri), ma anche per fornire un concreto supporto alle imprese nell’adempimento di precisi obblighi derivanti da norme nazionali (ad es. il Codice del Consumo), comunitarie (ad es. il Regolamento REACH) e dei principali Paesi di sbocco del nostro export (ad es. il Dodd–Franck Act statunitense).

Oltre all’iniziativa TFashion, ci sono state altre tematiche di grande importanza per il settore orafo seguite dal Comitato ?

Certamente. Il Comitato filiera Oro, in stretta collaborazione con le Associazioni nazionali di Categoria, ha seguito, in particolare, l’iter di adesione dell’Italia alla Convenzione sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi (la c.d. Convenzione di Vienna), la problematica “nichel” (connessa all’entrata in vigore il 1º aprile della norma EN 1811/2011), l’introduzione della possibilità di apporre il marchio di identificazione utilizzando la tecnologia laser (in attuazione di quanto previsto dal D.P.R. 26 settembre 2012, n. 208), una più precisa disciplina per gli oggetti rivestiti di metalli preziosi (attraverso l’elaborazione di una modifica dell’art. 36, comma 1, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 150).

Quali saranno le strategie per il nuovo anno del Comitato di filiera? Avete già fissato degli obiettivi?

Nel 2014, oltre, ovviamente, ad un ulteriore diffusione e promozione della certificazione TFashion dell’origine delle diverse fasi del processo produttivo, obiettivo prioritario del Comitato filiera Oro sarà quello di proseguire, sempre in stretta collaborazione con le Associazioni nazionali di Categoria, come ho già accennato, nello studio delle modalità per estenderla ad altre caratteristiche dei prodotti orafo–gioiellieri (in particolare salubrità e provenienza dei metalli preziosi).

A tal proposito, riteniamo della massima importanza il far sì che il sistema TFashion risulti compatibile con gli schemi certificativi già esistenti a livello internazionale per il settore metalli preziosi.

Intendiamo, inoltre, sviluppare, in accordo con Federpreziosi–Confcommercio, anche un’iniziativa specifica per il dettaglio orafo, che, qualificando i punti–vendita, possa contribuire alla promozione verso i consumatori sia dei prodotti, sia del marchio TFashion.

Continueremo anche a seguire le tematiche di maggiore importanza per le imprese della filiera, in particolare attraverso un continuo monitoraggio legislativo.

In finale, voglio ribadire che tutte le iniziative sviluppate dal Comitato saranno indirizzate a far sì che tra le imprese cresca sempre più la consapevolezza di operare all’interno di una filiera, promuovendo ed incoraggiando quelle forme di aggregazione che possano dare rilevanza esterna a tali rapporti.

 

INTERVISTA A VINCENZO ZOTTOLA, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA NAUTICA

Presidente Zottola qual è la sua visione del settore della nautica in Italia oggi?

Il settore nautico in Italia ha il suo fulcro nella cantieristica, che rappresenta una delle grandi virtù dell’industria italiana, grazie ad una eccezionale capacità di costruire. Inoltre il design italiano, che voglio ricordarlo, è apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo, ne rappresenta spesso un plus di estrema originalità.

La cantieristica è un settore capace di fornire migliaia di posti di lavoro altamente qualificati e opportunità anche per piccole e medie imprese grazie alla straordinaria capacità di attivare indotto, con i cantieri che di fatto rappresentano solo la fase finale di assemblaggio di una grande quantità di semilavorati provenienti dai settori produttivi più disparati.

Secondo lei quali sono i fattori di successo del settore nautico?

Credo che un forte fattore di crescita e di competitività sia da individuare nella sostenibilità ambientale che, insieme all’innovazione tecnologica, rappresenta un’opportunità per differenziare ulteriormente i propri prodotti e acquisire un nuovo vantaggio competitivo sui mercati.

L’ambiente marino e i settori produttivi ad esso legati costituiscono un patrimonio significativo per il nostro Paese. Per questo la gestione sostenibile del sistema nautico assume un’importanza sempre più incisiva, che può portare ad importanti vantaggi socio–economici, con una riduzione dei costi per le imprese, l’apertura di nuovi mercati, la creazione di nuovi posti di lavoro, la potenziale riduzione della dipendenza delle materie prime, e anche una corretta gestione dei rifiuti.

Devo anche aggiungere che questo percorso non è semplice perché richiede un cambiamento culturale e investimenti consistenti che favoriscano l’applicazione di nuove tecnologie di processo e di prodotto.

In questo scenario che ruolo avrà il Comitato della filiera Nautica che lei presiede?

Come dicevo, il percorso che le imprese si trovano a fronteggiare non è semplice e per questo credo che il Sistema camerale si debba attivare favorire la competitività delle imprese nautiche.

Le Camere di Commercio possono infatti svolgere un ruolo centrale nel definire e diffondere approcci, procedure e strumentazioni che facilitino l’avvio di percorsi di sostenibilità e di qualificazione del settore della nautica. Il nostro Comitato di Filiera della Nautica ha già individuato come suo obiettivo la definizione di un percorso di qualificazione finalizzato ad orientare le imprese verso un miglioramento delle prestazioni ambientali delle imbarcazioni in particolar modo negli interventi di manutenzione, riparazione, refitting. Con questo termine, nella nautica da diporto, ci si riferisce ad un complesso di servizi offerti dall’intera filiera della nautica legati al restauro ed alla trasformazione di imbarcazioni e superyacht. Affinché tale processo di riqualificazione avvenga secondo i canoni della maggiore efficienza energetica, del comfort e del costruire confacente alle tradizioni cantieristiche italiane, è auspicabile avviare percorsi che siano in grado di valorizzare le imprese che sanno operare secondo principi della nautica sostenibile.

Quali sono i progetti in programma per il 2014?

Il nostro Comitato è al lavoro da poco più di un anno. La prima riunione operativa si è tenuta a novembre 2012 ed in questo periodo abbiamo predisposto una bozza di Documento Normativo che definisce i principi e specifica i requisiti per la qualificazione “TF – Nautica Mediterranea” delle imprese operanti nella filiera della nautica, in particolare di quelle impegnate nella costruzione e/o riqualificazione di imbarcazioni. Il sistema di qualificazione volontario potrà essere applicato dalle imprese appartenenti alla filiera della nautica, di qualunque dimensione e complessità. La qualificazione comporterà il rilascio, da parte di Unionfiliere, dell’attestato e della licenza d’uso del marchio “TF – Nautica Mediterranea”.

Nel 2014 ci occuperemo della stesura definitiva del documento normativo per poi promuoverne la diffusione tra le imprese della filiera. Nei territori più interessati realizzeremo anche dei progetti pilota, in collaborazione con le Camere di Commercio locali e anche grazie alle risorse del Fondo Perequativo di Unioncamere.

Nel frattempo, un altro nostro interesse consiste nel rafforzare i rapporti già in essere con l’Assonautica, l’Assonat, con le rappresentanze associative imprenditoriali e dei professionisti interessate alla filiera.

 

INTERVISTA A ROBERTO HELG, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELLA MECCANICA

Presidente Helg, come descriverebbe il settore della meccanica italiana?

La Meccanica è uno dei settori di punta del Made in Italy, sia dal punto di vista quantitativo sia per il ruolo strategico che svolge e la specializzazione da cui è caratterizzato. E’ il settore che con la sua produzione trasmette l’innovazione tecnologica ai diversi settori dell’industria e agli altri rami dell’economia. In particolare la produzione della subfornitura meccanica italiana è apprezzata in tutto il mondo proprio per tanti motivi, tra cui vorrei citare l’alta specializzazione produttiva, gli investimenti continui, la costante ricerca in qualità di prodotto e di processo e la capacità di relazionarsi con le multinazionali.

Nonostante la crisi economica globale degli ultimi anni, il settore meccanico ha reagito alla battuta d’arresto in modo migliore rispetto altre realtà economiche. Rispetto al 1995 il settore della meccanica è cresciuto di quasi il 40% in termini di valore aggiunto anche se è calato di oltre il 20% in termini di produzione industriale. Le esportazioni però sono quasi raddoppiate e costituiscono oggi il polmone della filiera.

Secondo lei quali sono i fattori di successo del settore meccanica?

Credo che l’anima del settore della Meccanica si componga di due fattori determinanti per il successo: l’internazionalizzazione e l’innovazione. La loro combinazione costituisce per il settore la leva competitiva che ha permesso e permetterà alla filiera di svilupparsi sempre più sia sui mercati maturi dell’Occidente, sia sui mercati emergenti.

Secondo lei, quali sono le prospettive del settore?

A breve e medio termine, direi che la meccanica è fra quei settori maggiormente in grado di cogliere le opportunità sui mercati mondiali e che potranno registrare una crescita significativa del fatturato. Vorrei citare qui le stime Prometeia per il 2016 che indicano un forte contributo del settore metalmeccanico al fatturato globale dell’industria manifatturiera italiana. Il settore della meccanica ed elettrotecnica peserà per il 37% a cui dobbiamo aggiungere un 25% per i beni intermedi.

In questo scenario, il Comitato della filiera Meccanica che lei presiede, che ruolo pensa che possa giocare?

In questo contesto, il Comitato della filiera della Meccanica, si è posto l’obiettivo di delimitare chiaramente l’ambito economico–imprenditoriale verso cui indirizzare la propria operatività, tenuto conto della molteplicità di attività comunque riconducibili alla filiera.

Il Comitato si rivolgerà prioritariamente alle imprese della subfornitura, indipendentemente dal settore che riforniscono, supportandole in una qualificazione che consenta loro di affrontare la difficile congiuntura ed esaltando le loro capacità. Ci siamo già dati due obiettivi prioritari: la mappatura delle competenze e l’efficientamento produttivo delle imprese. Credo che questi due obiettivi potrebbero diventare il contenuto di un percorso di coaching dedicato alle imprese della filiera.

Per concludere, ci può fare un primo bilancio delle attività realizzate in questi primi mesi di attività?

Il Comitato che presiedo è stato costituito a maggio scorso, quindi posso fare un bilancio basato su pochi mesi di attività. In questo periodo abbiamo però già stretto una buona sinergia con i Distretti che considero un punto focale per un’attività realmente efficace e rispondente alle effettive esigenze del tessuto imprenditoriale. In tale ottica il distretto della Meccatronica e quello della Meccanica Siciliana hanno già aderito al Comitato e partecipano attivamente ai lavori mentre è in fase di adesione il distretto produttivo Etna Valley.

 

INTERVISTA A GIORGIO MENCARONI, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELL’EDILIZIA E DELL’ABITARE SOSTENIBILE

Presidente Mencaroni, qual è la sua visione del settore dell’edilizia in Italia oggi?

Il settore dell’edilizia in Italia in questo momento ha come comparto trainante il mercato delle riqualificazioni, che con una crescita del 12,6%, in controtendenza con la compressione dell’intero comparto, domina l’intero settore. Si può ipotizzare che il mercato delle riqualificazioni continuerà a crescere, raggiungendo, nel 2020, una quota pari all’80%, con una riduzione delle opere murarie a vantaggio delle opere impiantistiche e di finitura, predominanti negli interventi di recupero. La necessità della riqualificazione è legata alla volontà di abbattere i consumi energetici, ma anche a fattori idrogeologici, all’età avanzata e alle cattive condizioni delle case.

Il 70% degli edifici italiani è stato costruito prima del 1976, data della prima normativa sul risparmio energetico. Si tratta di circa 13,7 milioni di abitazioni, il 25% dei quali non è mai stato sottoposto ad interventi di riqualificazione.

Secondo alcune stime, solo la riqualificazione del patrimonio pubblico (circa 85 mila edifici) creerebbe circa 300 mila posti di lavoro, con 17 miliardi di euro di investimenti e un ritorno di 750 milioni l’anno, l’abbattimento del 50% dei costi energetici e un impatto positivo sull’economia italiana pari all’1,45 del Pil.

A dare un impulso alla crescita di questo mercato sono anche le normative europee legate al contenimento dei consumi energetici e i relativi incentivi economici statali. Quali sono le più importanti?

La Comunità Europea ha indicato la direzione con la direttiva 2010/31216, non ancora recepita dallo Stato italiano, che individua date precise: dal 1º gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti in Paesi dell’Unione Europea, e dal 1ºgennaio 2021 tutti quelli nuovi privati, dovranno essere “neutrali” da un punto di vista energetico, ossia garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure di soddisfarli attraverso l’apporto di fonti rinnovabili.

La Direttiva 2012/27, invece, impone ai Paesi comunitari di riqualificare il patrimonio pubblico, tagliando drasticamente lo spreco di energia. Importante anche il Decreto legislativo 28/2011, in vigore dal 1 giugno 2012, che stabilisce che in tutto il territorio nazionale i nuovi edifici, e quelli in ristrutturazione, facciano obbligatoriamente ricorso all’energia rinnovabile per almeno il 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria.

Notevoli sono i risultati raggiunti grazie al sistema di agevolazione fiscale, recentemente innalzato dal 55% al 65% (esteso ai lavori più pesanti dei condomini) e prorogato fino a dicembre 2014.

Qual è dunque, la direzione individuata dal Comitato su come stimolare le imprese del settore a intraprendere un percorso di riqualificazione e riposizionamento in un mercato?

I lavori sono ancora in corso, ma in linea di massima posso affermare che sono indirizzati alla costruzione di un sistema di qualificazione volontario, applicabile dalle imprese di qualunque dimensione e complessità, che si rivolge prioritariamente alla filiera dell’edilizia e dell’abitare ovvero a tutti gli attori (progettisti, impiantisti, maestranze, ecc.) impegnati nella costruzione e/o riqualificazione/ristrutturazione di edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso.

Il progetto prevede diversi livelli di qualifica: da quello standard per le imprese che rispettano i soli requisiti di base, fino al livello più impegnativo che potrà essere acquisito da imprese più strutturate.

I progetti futuri della filiera dell’abitare vanno di pari passo con quelli dell’edilizia sostenibile o si distaccano in qualche fase?

Vanno assolutamente insieme. Infatti sono previsti interventi analoghi per la filiera dell’abitare, anche perché anche la filiera del legno–arredo italiano punta sempre più sulla riconversione green.

Obiettivo del Comitato, quindi, sarà quello di supportare la filiera dell’abitare verso l’adozione degli strumenti innovativi più recenti, attivando alcune esperienze pratiche di qualificazione ambientale di prodotti e processi anche utilizzando la metodologia LCA. (Intendo strumenti quali il roadmap “Resource Efficient Europe” (COM(2011)21 e COM(2011)571), Eco–AP, Piano Europeo per l’Eco–innovazione (COM(2011)899), ma anche norme cogenti quali la Direttiva Quadro sulle Acque oppure la Direttiva Quadro sui Rifiuti).

Nel corso del 2014, quindi, l’attività del Comitato sarà incentrata sulla definitiva redazione, sperimentazione e validazione dei documenti normativi, relativi alle filiere dell’edilizia e dell’abitare sostenibile per successivamente promuoverne la diffusione tra le imprese.

In quest’ottica saranno realizzati, nei territori più interessati, in collaborazione con le Camere di Commercio locali, dei progetti pilota, che potranno essere realizzati anche grazie alle risorse del Fondo Perequativo di Unioncamere.

Cosa includono, in particolare, questi progetti di collaborazione tra Unionfiliere e le Camere di Commercio?

Questi progetti prevedranno la sperimentazione del modello presso alcune imprese rappresentative delle diverse realtà imprenditoriali per la validazione dello schema predisposto. Sarà parte importante del progetto anche la formazione di personale delle Camere di Commercio coinvolte, secondo un programma successivamente replicabile in tutte le Camere, così da assicurare alle imprese interessate un primo interfaccia a livello locale. Saranno inoltre realizzate iniziative tese alla diffusione della conoscenza del modello tra le imprese della filiera. Verrà contemplata, infine, la realizzazione di azioni promozionali finalizzate alla sensibilizzazione degli stake–holder e del pubblico ai progetti dell’edilizia e dell’abitare sostenibile ed ai valori in esso contenuti.

Nel frattempo, il Comitato rafforzerà i rapporti già in essere con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), con le rappresentanze associative imprenditoriali e dei professionisti interessate alla filiera.

 

INTERVISTA A GUIDO ARZANO, PRESIDENTE DEL COMITATO DI FILIERA DELL’AGROINDUSTRIA AD ALTA QUALITÀ AMBIENTALE

Il Comitato della filiera dell’Agroindustria ad Alta Qualità Ambientale è stato costituito dall’Assemblea di Unionfiliere nella riunione del 28 maggio 2013, quindi si tratta di una new entry tra i Comitati di filiera. Quali sono le caratteristiche del settore, e quali le prime azioni intraprese dal Comitato?

Il Comitato della filiera dell’Agroindustria ad Alta Qualità Ambientale è, insieme a quello della Meccanica, il più giovane di Unionfiliere. In questi primi sette mesi di lavoro, abbiamo deciso di incentrare la nostra azione sulla riqualificazione e riconversione dell’intera filiera agroindustriale. Il progetto dovrà servire a rendere le imprese molto più competitive attraverso un percorso di riqualificazione e gli strumenti da utilizzare dovranno in qualche modo adattarsi a tutti gli “anelli” della filiera.

Come per le altre filiere, non si parlerà né di “certificazioni dell’impresa” né di “certificazione del prodotto”, ma di “qualificazione”, per accompagnare le imprese verso un percorso di uscita dalla crisi e di riposizionamento nel mercato.

Un tema strategico, sempre più attuale, è legato al concetto di impresa sociale, che potrebbe essere “contestualizzato” e adottato anche dalla filiera “Agroindustriale Sostenibile”. Qual è la posizione del Comitato rispetto a questo argomento?

Il Comitato è molto attento a tematiche quali la sostenibilità e la responsabilità sociale d’impresa. La filiera, se sostenibile, non può comprendere solo attori che come scopo principale del loro essere impresa abbiano esclusivamente interessi di tipo commerciale. L’impresa, non può operare solo per fini lucrativi perché così facendo rischia oramai di non essere più competitiva. Bisogna andare verso una forma “aggregativa”, che non significa creare un consorzio, ma una mutua cooperazione tra imprenditori, un ponte, rappresentato appunto dall’impresa sociale affinché si possano innescare meccanicismi che portino benefici per tutti, come la riduzione dei costi di produzione o ottenere prodotti che rispettino l’ambiente, concepiti in modo “sostenibile”. In questo percorso di (ri)qualificazione i punti basilari per definire una impresa sono: cosa deve essere, come e dove deve operare, mentre il prodotto finito dovrebbe essere secondario, perché se a monte l’impresa lavora bene, è anche impresa sociale, il prodotto automaticamente è buono e accettato dal mercato.

In quest’ottica green, sono previsti anche interventi sul territorio?

Assolutamente sì: particolare attenzione deve essere rivolta al territorio. Bisogna infatti creare un giusto compromesso territorio–filiera (chiara e trasparente), perché tutto questo avrà un impatto sul territorio: intervenire su tutti i passaggi (fornitori–trasportatori–produttori di servizi accessori, etc.) vuol dire progettare un diverso “modello territoriale”. Un modello in cui ciascuna fase della catena produttore–consumatore è realizzata con un approccio “sostenibile”. Vuol dire anche, in alcuni contesti, incrociare i “problemi” della programmazione e dello sviluppo del territorio. Questo implica “dialogare” con gli amministratori locali per far percepire il modello TF come uno “strumento” di marketing territoriale, a servizio del territorio. Attraverso questo processo sarà possibile creare l’habitat favorevole alla qualificazione della Filiera dell’Agroindustria in termini di elevata qualità ambientale. Dal punto di vista pratico, si potrà partire dall’analisi delle caratteristiche di alcuni casi distrettuali: territori delimitati e a vocazione agro–industriale.

Quale sarà il ruolo del Comitato nel futuro, quali gli obiettivi e le prospettive della filiera?

Il 2014 vedrà impegnato il Comitato nell’elaborazione di un Documento Normativo per definire i principi e i requisiti per la qualificazione “TF – Agroindustria Sostenibile” delle imprese operanti nel settore dell’agroindustria.

I requisiti individuati si dovranno applicare, con priorità, alle piccole e medie imprese dell’industria agroalimentare cioè dell’industria della produzione, trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana e che sono impegnate a garantire la corretta applicazione del processo produttivo degli alimenti e, al contempo, l’attenzione per l’ambiente quale fattore strategico per rimanere sul mercato.

Il sistema di qualificazione sarà volontario e potrà essere applicato alle imprese appartenenti alla filiera dell’agroindustria, di qualunque dimensione e complessità. La qualificazione comporterà il rilascio, da parte di Unionfiliere, di un attestato secondo quanto sarà disciplinato nel “Regolamento per la qualificazione della filiera dell’agroindustria sostenibile”.

Obiettivo del Comitato sarà anche quello di costruire un sistema di relazioni per far si che il percorso di qualificazione possa essere il più condiviso possibile; a tal fine, sarà particolarmente importante la collaborazione con il sistema associativo e con quello dei distretti.

 

INTERVISTA A VALTER TARANZANO, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DEI DISTRETTI ITALIANI

Presidente come considera il rapporto di collaborazione in corso tra la Federazione dei distretti di cui è a capo ed Unionfiliere?

Quasi un anno e mezzo fa abbiamo firmato un accordo con Unionfiliere che ha avviato un percorso che porterà la Federazione a confluire in Unionfiliere. Era il 18 giugno 2012 e da allora abbiamo lavorato molto per rafforzare il rapporto tra i distretti ed il sistema camerale, favorendo una loro diretta adesione a Unionfiliere anche per diffondere sempre di più quei modelli di qualificazione che potranno consentire alle micro e piccole aziende di competere in un mercato sempre più complesso e globalizzato.

La partnership è stata fortemente voluta da entrambe le parti e mi auguro che si traduca in una caratteristica vincente del sistema complessivo. Il movente principale della scelta è stato quello di testimoniare come i confini territoriali e settoriali non devono più essere un limite ai progetti condivisi e che ancora una volta “l’unione fa la forza”.

Sembra di capire dalle sue parole che l’aggregazione sia ormai una necessità e non solo una scelta per le imprese italiane...

Anche se “aggregare” è diventato uno slogan, sono convinto che condividere risorse, progettualità e strategie sia l’unico modo per garantire uno scenario futuro al manifatturiero italiano.

Come Federazione stiamo già lavorando per promuovere progetti per i distretti in sintonia con quelli del sistema camerale sulle filiere, perché crediamo che sia importante valorizzare le interdipendenze tra imprese, poi saranno queste ultime a dire se abbiamo messo a disposizione strumenti idonei e soprattutto comprensibili partecipando ai percorsi che proponiamo loro, questa è la vera sfida.

La strada delle filiere ci aiuta a superare temi quali i confini territoriali e settoriali che hanno caratterizzato le storia dei distretti e la loro definizione e sviluppare dei progetti più aderenti ad un’economia globale. Ecco perché è prioritario investire su un sistema di intensificazione delle reti, informali o formali, per cercare di arricchire di conoscenze e valori nuovi quelle funzioni proprie del territorio da cui scaturiscono i tradizionali vantaggi competitivi del modello distrettuale.

Federazione Distretti ha deciso di fondersi in Unionfiliere per testimoniare nei fatti che è prioritario investire sul rafforzamento di tali reti informali e sviluppare nuovi modelli che rafforzino la competitività e l’interconnessione delle imprese e dei territori.

Quali sono le strategie e le azioni che i distretti e le filiere possono mettere in atto per accrescere il potenziale di rete?

Molto si è dibattuto negli anni sul modello distrettuale, con giudizi a volte sommari, che però ne hanno sempre riconosciuto il valore di rappresentare uno spaccato importante della nostra manifattura e del made in Italy.

Credo che per identificare le criticità del sistema e trasformarle in opportunità grazie a politiche e strumenti adatti siano necessarie strategie di governance strutturate e condivise che possano agire da moltiplicatore degli interessi generali.

Ma le strategie per essere efficaci devono poggiare su dati oggettivi come le best practices esistenti nei diversi territori, così da avere un quadro preciso e dettagliato dell’esistente per poi elaborare strumenti di supporto alle imprese corrispondenti alle loro attese.

Da quasi 5 anni, quindi, abbiamo investito, con Unioncamere sempre al nostro fianco, sull’Osservatorio Nazionale dei Distretti Italiani che è un’attività che portiamo in dote ad Unionfiliere con l’auspicio che venga data continuità al modello e che lo stesso venga implementato con un focus sempre più rilevante della parte qualitativa.

Nel 2013 è stata pubblicata la quarta edizione del rapporto dell’Osservatorio (per la prima volta estesa anche alle principali filiere del made in Italy) che trova un suo naturale sviluppo nel portale www.osservatoriodistretti.org, un sito che presenta oltre 100 schede contenenti dati di sintesi, anagrafica e dati qualitativi (costantemente monitorati ed aggiornati), unitamente ai contributi ed alla documentazione forniti dai partner del progetto.

Sono certo che l’edizione 2014 sarà un’occasione per richiamare, ancora una volta, l’attenzione di tutti i soggetti interessati sui distretti e le filiere, e per illustrare le iniziative messe in campo dal sistema camerale.

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